Ipocrisie, pregiudizi, scontri per divergenze razziali e calcistiche sono alcuni dei temi su cui si concentra il testo firmato da Zadra con il suo caratteristico ed irripetibile stile.
Come ultimo appuntamento della stagione teatrale, MARCO ZADRA ha portato in scena, per sei repliche sul palco del Teatro Ghione, “Indovina chi sviene a cena?”, la sua nuova commedia “politically scorrect, pazza ed estrema“, come l’ha definita lui stesso, che aveva sperimentato dieci anni fa in una versione diversa.

Fin dal titolo – che richiama, ma stravolge, quello del celebre film del 1967 diretto da Stanley Kramer e interpretato da Spencer Trecy, Katharine Hepburn e Sydney Poiter – si intuisce che se ne vedranno delle belle. Abbiamo assistito alla pomeridiana domenicale e, dai continui applausi e dalle risate ininterrotte, possiamo dire che ancora una volta Zadra ha fatto breccia nel pubblico, grazie anche alla sua squadra formata da JOSÈ DE LA PAZ – GIULIA ZADRA – CLAUDIA CLERICI • FRANCESCA PAUSILLI- ALESSANDRO FRITTELLA- MARTA DEGLI ESPOSTI – PAOLA DE PAOLIS – CLAUDIO SCARAMUZZINO, magistralmente affiatati in un perfetto assetto tragicomico.
Cuore della pièce, volutamente scorretta, è una satira feroce che colpisce, senza pietà, razzismo, ipocrisia e falsa tolleranza.
Ma veniamo alla trama che è ambientata a Parigi, dove Pierre Micheaux (Marco Zadra) vive con la moglie lolande (Claudia Clerici), la figlia Christine (Giulia Zadra) e la cognata Bernadette Duval (Francesca Pausilli) in un grande appartamento elegante e ben arredato – merito della bella scenografia, come sempre negli spettacoli di Zadra curata fin nei dettagli da Francesca Misiti, ndr.

Già dal suo ingresso in scena, Pierre dimostra di essere un ansioso ipocondriaco, che ha sempre a portata di mano medicine di ogni tipo per affrontare i vari sintomi immaginari che lo affliggono – bravissimo Zadra nel rappresentarli con la sua mimica facciale irresistibile e la comunicazione corporea che in alcune movenze a volte richiama alla memoria Totò.
Pierre è un semplice fornaio, che si atteggia ad ‘ingegnere agroalimentare’, ma a ‘portare i pantaloni’ è la consorte lolande, casalinga classista ed autoritaria, la quale ha accolto in casa Bernadette (Francesca Pausilli), sua sorella, rimasta vedova prematuramente e ancora in pieno trauma del lutto, nonostante siano passati molti anni dal terribile incidente stradale in cui il marito perse la vita. Ogni volta che si nomina il defunto, la povera donna esprime con lamenti e piagnucolii la tragedia che l’ha colpita, rendendo il momento funesto estremamente comico.
La parte più equilibrata della famiglia Micheaux è rappresentata dalla giovane e innamorata Christine (Giulia Zadra), che studia farmacia e si è da poco fidanzata con il goffo Joseph Batonga (Jose de la Paz), studente di medicina più grande di lei e per giunta di colore, cosa assai difficile da accettare per i familiari della ragazza, decisamente xenofobi.

Marco Zadra e José de la Paz (Ph. M De Donato)

Questa terribile notizia genera dapprima una reazione traumatica in Pierre, che poi però sembra disposto ad accettare la presentazione ufficiale di Joseph tramite un pranzo in famiglia, che finisce per coinvolgere anche i genitori di lui, Pauline (Paola De Paolis) e René Arnoux (Claudio Scaramuzzino). Si avviano così i preparativi per un buffet etnico ed un’accoglienza in pieno stile africano, con vestiti, musiche e danze tipiche. Ma contrariamente alle aspettative, i coniugi Arnoux non sono affatto di origine africana.

Quello che sarebbe dovuto essere un incontro normale, si trasforma quindi in un disastro totale, sia perché le due coppie di futuri consuoceri non sono compatibili tra di loro (dietro il loro aplomb sobrio gli Arnoux celano ben altra natura), sia perché a rovinare l’atmosfera contribuiscono anche i nuovi vicini di casa dei Micheaux, Martine (Marta Degli Esposti) e Lauren Pognon (Alessandro Frittella), la prima un po’ sorda e afflitta da amnesie, mentre l’altro non vedente a seguito di un intervento malriuscito, ma soprattutto profondamente razzista. La coppia si è da poco trasferita nell’abitazione lì accanto, perché in quella precedente aveva come vicini una famiglia africana di cui non sopportava l’esistenza.
Inutile dire che, con questi presupposti, la serata non può che essere destinata a finire nel caos più totale, fatto di fraintendimenti continui, battute sparate senza filtri e pregiudizi fuori luogo, che investono ogni campo: dalla razza, al cibo e alla fede calcistica, che vede contrapposti da un lato gli Arnoux, tifosi del Marsiglia, dall’altro i Micheaux ed i Pognon che parteggiano per il Montpellier.
Zadra sparge a piene mani elementi di satira, conditi da humor cinico, adottando una modalità esagerata che fa cogliere quanto la sua comicità pungente sia spinta al limite, anche nei ritmi sostenuti dal cast, peraltro chiamato ad impegnative doppie repliche nel weekend, sempre piene di pubblico nella capiente sala del Teatro Ghione.
Se volevamo veder cadere ogni maschera e continuamente ribaltare le situazioni alla velocità della luce, grazie alla riuscitissima sinergia dei nove interpreti, che si muovono con tempi comici cronometrici, questa si è dimostrata la commedia ideale per ridere delle ipocrisie in cui purtroppo è immersa la nostra società piena di contraddizioni.
Margherita De Donato

Selfie per il cast al completo dietro le quinte
Marco Zadra sui social: Facebook , Instagram , Youtube – FOTO: GALLERY

Francesca Pausilli, Claudia Clerici e Marco Zadra

La platea del Teatro Ghione con la scenografia firmata da Francesca Misiti (Ph. F.Pausilli)
